Il giardino che non ho

Fin da bambino ho coltivato il desiderio di avere un giardino tutto mio, in cui poter giocare, osservare la natura, imparare i meccanismi della vita attraverso il comportamento di piante e animali, visto che – come dice mia moglie – sono “il figlio illegittimo di Piero Angela”. Crescendo, gli stessi desideri che sentivo da bambino sono rimasti immutati, mentre a essi si sono sommate delle necessità impellenti, tutte connotate dalla voglia di creare. Mettere a dimora le piante, costruire strutture per sorreggere i rampicanti, progettare grandi bordure o aiuole, avvicinare piante che tra di loro creano un piccolo ecosistema e al contempo regalano contrasti di forme e colori stimolanti: di tutte queste passioni ho cercato di farne un lavoro. E sta diventando un lavoro, in maniera sempre più preponderante, anche l’attività di workshop e laboratori, basati proprio sulla profonda relazione tra piante, giardino e uomo.

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Gli Antichi Romani parlavano di Genius loci riferendosi all’identità che possiede un determinato luogo naturale. Nel pensare al proprio giardino del futuro è importante tenerne conto.

Talvolta mi sono chiesto se la mia scelta di dedicarmi ai giardini degli altri derivi dal fatto che io un giardino tutto mio non l’ho mai avuto.

È possibile; anche se non ho ancora escluso l’idea di diventare proprietario di un quadrato di terra nel mio futuro. Ne ho già adocchiato uno nelle vicinanze di casa mia, ma verosimilmente per poterlo vivere come vorrei, dedicandoci tempo e passione, dovrei prima cambiare alcuni aspetti della mia vita. Forse non è un caso che io sia ancora in cerca del giardino ideale. O forse è lui che mi sta cercando, e quando mi troverà non resisterò alla sua chiamata e, a quel punto, capirò che i tempi sono maturi. Vi terrò informati.

Nel frattempo, nei meandri del mio subconscio scorre un corso d’acqua lento e sotterraneo fatto di idee e immagini spontanee, che mi chiariscono sempre meglio quale forma, quali specie, quale esposizione caratterizzeranno il mio futuro giardino. Sicuramente si tratterà di un terreno plasmabile, un luogo da poter trasformare, inizialmente incolto, ma dotato di una sua identità, di un genius loci, come lo definivano gli Antichi Romani. Mi piacerebbe, attraverso il mio lavoro, fare emergere la potenzialità insita in quel terreno.

La Vision Board per ideare il progetto del giardino

Ci deve essere un’idea iniziale, una visione di quello che si vuole realizzare. Questo momento creativo e trasformativo è l’incubatore vero e proprio di quello che sarà il progetto, più dettagliato e strutturato, che si deciderà di seguire nel momento della realizzazione del giardino.

Un esercizio utilissimo per dare una forma concreta all’idea di giardino che vorremmo (e che ancora non abbiamo) è quello della Vision Board: fase precedente al progetto ma utilissima per “buttare giù” in modo creativo le proprie idee. Questa tecnica, utilizzata con efficacia nel coaching, ci permette di giocare con le immagini e con le idee, divertendoci e avvicinandoci a una visione più precisa di quello che desideriamo realizzare.

Provate a costruire la vostra Vision Board rispondendo a queste domande:

  • come vedo il mio giardino del futuro?
  • Quali piante mi piacerebbe utilizzare?
  • Quali colori mi piacerebbe risaltassero in diversi periodi dell’anno?

Prendete un bel foglio A3, bianco e pulito, qualche rivista di giardini, di piante e di case in campagna, un paio di forbici da carta e uno stick di colla. Ritagliate le immagini e incollatele sul foglio. Potete anche utilizzare altri materiali, come scotch colorati washi tape, pennarelli e ritagli di frasi per “cucire” insieme le immagini della vostra visione.

In una fase iniziale può già essere efficace realizzare una Vision Board seguendo queste indicazioni. In un secondo momento, se vorrete potrete rifarla, approfondendo i vostri desiderata. Io proverò di certo a cimentarmi con questa tecnica, che ho già usato in altri ambiti, e magari vi mostrerò i risultati.

Vi consiglio questo sito che spiega molto bene come costruire la propria Vision Board:

https://greenteaforbreakfast.com/vision-board-come-funziona/

Le motivazioni

Oltre alla visione, è importante avere dei forti motivi per creare un giardino. Quando fantastico sul mio giardino del futuro, infatti, il mio primo pensiero è trovare un posto in piena terra per le piante del mio terrazzo. Immagino i miei Aster ageratoides “Ezo Murasaki”, così come le Salvia greggii e le Salvia nemorosa, liberi di diffondersi riempiendo di colore la fine dell’estate e l’autunno. La messa a dimora in terra gioverebbe anche all’Acer palmatum “Sango Kaku”, anch’esso bisognoso di maggior spazio per le sue radici, che quest’estate hanno patito il caldo, pur essendo accolte in un grande vaso di cotto. Sicuramente poi i Miscanthus sinensis “Hermann Mussel” e “Morning Light”, che in vaso portano una fioritura stentata e non sono molto rigogliosi, avrebbero spazio per esprimersi al meglio. Lo stesso varrebbe per i Pennisetum orientale. Anche la mia Hosta “Maraschino Cherry”, e le tante specie e varietà di Campanula che colleziono, dalla C.medium alla C.rotundifolia, dalla C.poscharsckyana alla C.punctata “Hot Lips” fino alla C. “Sarastro” troverebbero un luogo semi-ombreggiato dove crescere e riprodursi, allargandosi e diffondendosi. Il desiderio di regalare uno spazio più adatto alle mie piante in vaso è dunque, per me, una forte spinta a cercare un giardino tutto per loro.

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Le piante in vaso, presenti sul mio terrazzo, rappresentano una forte spinta nella concretizzazione di un giardino. Mi piacerebbe metterle in piena terra, che si sviluppino al meglio. Pino T.se (TO).

Poi subentrano le fantasie, dove mi vedo completamente rapito dalle attività di cura del giardino. Quando penso che potrei avere un giardino tutto mio mi viene il dubbio che difficilmente riuscirei a separarmene. Probabilmente riuscirei a stare in casa solo nelle giornate più fredde, quando il buio non permette di andare oltre nei lavori. È indubbio che il giardino richieda un costante lavoro di manutenzione perché rimanga fruibile, ma questo non significa che si debbano per forza effettuare tanti interventi faticosi. Trovo che, più di tutto, sia importante sviluppare uno sguardo dall’alto, che osservi lo sviluppo delle piante e che permetta di dosare con saggezza gli interventi. Dipende da come il giardino viene ideato.

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Quando si progetta un giardino bisogna sempre tenere conto della dimensione che assumeranno le piante crescendo. Parco della Maddalena, Torino.

A me, ad esempio, non interesserebbe inserire piante con sviluppo arboreo superiore ai sei/sette metri, sia per una questione di gestione (le grandi potature sono più costose e faticose), sia perché non vorrei che un solo grande albero si prendesse tutto lo spazio del giardino, come talvolta avviene con certi meravigliosi esemplari di Cedrus atlantica o Cedrus deodara.

Il giardino come luogo di incontro

Infine il mio giardino ideale dovrebbe essere uno spazio laboratoriale, dove tenere i miei workshop nella bella stagione e dove eventualmente costruire una serra in vetro e acciaio, pavimentata e all’occorrenza riscaldata, dove poter continuare con incontri e attività anche d’inverno.

Mi piacerebbe poi che le piante che crescono nel mio giardino diventassero esse stesse un’attrazione per le persone. Sarebbe bello dedicare alcune giornate durante l’anno ai visitatori curiosi di scoprirne la bellezza. Potrei decisamente costituire delle collezioni di specie botaniche: si pensi solo alla vastissima biodiversità di una singola famiglia, come ad esempio nelle Asteraceae. In ogni caso la vocazione del mio giardino sarebbe di grande apertura: un luogo di incontro a tutti gli effetti.

Ed è così che mi vedo anche da anziano: al centro del mio futuro giardino. Magari avendo la possibilità economica di farmi aiutare nella manutenzione da giovani giardinieri. Il giardino, per molti anziani che ho conosciuto, è un luogo di grande espressione di sé, in cui ci si può cimentare con piccoli lavori all’aperto e dove i pensieri possono essere sostituiti dall’attività fisica, vera e propria medicina anche per il benessere psicologico.

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Le bellissime palme, Phoenix canariensis, presso il giardino di Irene Brin, Sasso di Bordighera (IM).

E voi, sia che ne abbiate uno sia che non l’abbiate, come vedete il vostro giardino del futuro?

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4 risposte a “Il giardino che non ho”

  1. The garden like a lady fair was cut,
    That lay as if she slumbered in delight,
    And to the open skies her eyes did shut.
    (Giles Fletcher)

    Conosci The Domain of Arnheim di Poe? Se non l’hai ancora letto, secondo me dovresti 😉

  2. Eccomi!! Sono passata a trovarla come promesso questa mattina. Belli i suoi post , molto interessanti. Il giardino che vorrei… non si è mai appagati fino in fondo! Io ho un grande giardino campagnolo, rustico, di vecchio impianto e me ne occupo personalmente e da sola, non è mai come vorrei, un lavoro continuo, ogni tanto invidio chi ha un terrazzo o chi come lei, è giovane e forte!
    Gabriela

  3. Buongiorno Gabriela,
    che bellissimo incontro è stato!
    Da virtuale a reale.
    Capisco che il giardino sia un continuo lavorio interiore, di idee, di progetti e al contempo molto fisico, concreto, faticoso a tratti.
    Sto scrivendo anche per il blog di Accademia della Felicità di Milano, presso cui ho portato alcuni miei workshop. La invito a leggere questo articolo se le fa piacere:
    https://www.accademiafelicita.it/life-culture/conoscersi-attraverso-il-giardino/
    E’ una tematica tratta da un mio laboratorio al quale mi farebbe molto piacere invitarla. Terrò anche a Pino degli incontri e sarebbe un vero piacere per me incontrarla in quella sede.
    Buona giornata.

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