Paternità vegetale

In questi giorni ho dato uno sguardo alla mia carriera di amante del mondo vegetale e mi sono reso conto di quanto mi sia sempre piaciuto fare esperimenti con le semine  e la riproduzione delle piante tramite talea. E’ un’attività che ho sempre svolto quasi soprappensiero, come guidato da una divinità interiore, contadina e creatrice, spinta da un feroce desiderio di vita.

In effetti proprio di desiderio bruciante si tratta, perché se mi vengono regalati dei semi e non so dove metterli, non riesco a lasciare che perdano la loro germinabilità in un’attesa troppo prolungata; piuttosto li getto in un prato, affidandoli al loro destino. Anche quest’anno, alla fine dell’inverno, mi sono cimentato con le mie semine preferite ed è molto bello vedere come procedono le plantule, nei vasi della mia Nursery-botanica, sul terrazzo. Mirabilis jalapa (ottenuta da semi regalati un anno fa da un amico, provenienti dalla Calabria) sta crescendo di gran carriera; i germogli verde chiaro dell’Alyssum maritima (sin. Lobularia maritima), pianta per me irrinunciabile, semplicissima e generosa nelle fioriture profumate di miele, sembrano essersi sviluppati tutti; quest’anno poi mi sono voluto divertire nello sperimentare Gaillardia x grandiflora, dai grandi fiori a margherita rossi bordati di giallo, vedremo come si svilupperanno le piantine.

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Anche delle campanule si possono fare talee erbacee. Da ogni nodo in cui si sviluppava un fiore si svilupperanno piccole radichette che daranno vita a nuovi individui. Proprio come per questa Campanula medium.

Lo stesso vale per le talee, ossia quelle porzioni di ramo, provviste di almeno una gemma, che se messe in terriccio adatto, nelle stagioni giuste, sono capaci di emettere radici e di generare un nuovo individuo. Quando mi occupo di qualche potatura, che si tratti di rose o di Kerria japonica, mi viene il desiderio di tenere dei mazzetti di talee da parte per sperimentarne la rigenerazione che spesso avviene con successo. Non si tratta però di una strenua lotta per garantire la nascita della nuova piantina, non ho quella velleità sistematica che credo spinga i miei amati vivaisti. Più che altro è un gioco, un tentativo ludico di sorprendermi nel caso la talea andasse a buon fine. Con le talee mi sono davvero sbizzarrito. Ho creato nuove piante che nel tempo sono diventate anche di grandi dimensioni, come nel caso del mio Hibiscus rosa-sinensis a fiore rosa, proveniente da una talea di fusto semi-legnoso prelevata da una pianta madre intorno allo stadio di Sanremo; o come nel caso del mio Cistus parviflorus, anch’esso proveniente da un giardino della Riviera, con me ormai da più di nove anni; infine anche i miei amatissimi Aster (in particolare l’ageratoides “Ezo Murasaki”), davvero facili da riprodurre tramite talea, stanno pian pianino riempiendo ogni angolo del mio terrazzo.

Il tema interessante di tutto questo seminare e “taleare” (passatemi il termine), è che queste semplici azioni contengono in sé una grande potenza creativa. Non sto parlando solo dell’effetto che ha su di me, perché moltissime altre persone sono travolte dal desiderio di far crescere la vita vegetale. Molte persone non ne sono nemmeno consapevoli, come può capitare a quelle che curano un orto partendo dal seme fino ad arrivare alla raccolta della verdura; lo fanno e basta, perché è sempre stato così nella loro famiglia.

Che noi ne siamo consapevoli o meno, il fatto è che, quando seminiamo o riproduciamo le piante, siamo creatori, oserei dire genitori, delle future vite vegetali di cui ci prenderemo cura. Un lieve stato di grazia, simile al senso di onnipotenza che ci avvicina agli dei, si impossessa di noi, perché stiamo giocando con la vita e godiamo della magia della nascita che è sempre inebriante. Ci diamo la possibilità di sorprenderci delle foglioline verdi che emergono dal terreno quasi danzando, dopo aver affidato alla terra bruna un semplice seme. In ogni caso l’attesa della germinazione ci permette di lavorare sulla nostra pazienza e accresce in noi lo stato di meraviglia.  Talvolta succede che il seme non germini subito perché le condizioni non sono ottimali e rimane dormiente anche per un lungo periodo; non è detto che non si sviluppi un anno dopo la semina per regalare ancora più stupore a chi l’aveva messo in terra.

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Una nursery-pot in cui convivono la talea argentea di Echeveria, quella color melanzana di Sedum “Josè Aubergine” e le foglie screziate vinaccia della Perilla frutescens nata da seme.

Provare a seminare nei vasetti del proprio balcone, o a riprodurre una nuova piantina da talea, è un esercizio molto utile soprattutto quando si vivono momenti di disillusione e scoramento. Presso i vivai e i centri per il giardinaggio (e ovviamente sui siti di sementi online) ci sono moltissime varietà di semi da fiore, che danno risultati con facilità e sono molto stimolanti. Ci sono ormai molte linee di semi biologici, non trattati. Cimentarsi in questa attività ludica farà bene allo spirito e al fisico. Provare per credere.

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2 risposte a “Paternità vegetale”

  1. Ciao.
    Nel mio piccolo mi piace seminare nei vasi semi e noccioli. Mi sono nati peperoni, un nespolo, un avocado, un limone… Molti poi sono morti… 🙁
    Per talea mi è nata una piantina di salvia, defunta dopo tanti anni questo inverno.
    Piantare e veder crescere è bello, sì.

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