Cambiamenti climatici e salute delle nostre piante

Scrivo questo post in seguito alle molte richieste d’aiuto che ho ricevuto quest’estate dai miei clienti rispetto alla salute delle loro piante.

Partiamo dal fatto che in Piemonte, come in molte regioni d’Italia, nell’estate del 2022 abbiamo vissuto lungamente  temperature sopra la media, tra l’altro in seguito ad alcune annate di siccità invernale che definirei memorabili. Insomma, una condizione difficile di partenza che ha messo duramente alla prova la salute di boschi, prati, coltivazioni, giardini e persino delle curatissime piante in vaso.

Il mondo vegetale come ha reagito a queste condizioni? 

Con l’adattamento. 

Le piante hanno insita nel loro DNA una strategia di resistenza ai cambiamenti estremi. Quella che io definisco resilienza vegetale su cui ho scritto un post qualche anno fa. 

Purtroppo però in molti casi la resilienza non è stata sufficiente per resistere a condizioni ambientali estreme, e le piante non ce l’hanno fatta. 

Qui, tra le colline dove abito, sono “seccati in piedi” interi filari di ciliegi da produzione, tantissime betulle nei giardini, e diversi alberi selvatici in contesti boschivi. Molte piante sono sopravvissute per miracolo, sia ornamentali nei giardini privati e pubblici, sia selvatiche, ma hanno vissuto uno stress che ne ha rovinato la forma e messo a rischio la salute futura.

Vorrei concentrare l’attenzione sulle piante in vaso. Normalmente più seguite e coccolate, anche queste ultime hanno patito l’eccessivo calore prolungato dell’estate 2022.

Per quanto mi riguarda mi riferisco soprattutto a piante arbustive ed erbacee, da foglia e da fiore, adatte alle temperature estive della Pianura Padana e delle zone collinari del nord Italia: spesso afose e calde ma mai caratterizzate da un calore e un’insolazione così feroci come si sono verificate. Sedum telephium, Osmarea bukwoodii , Caryopteris x clandonensis, Ligustrum japonicum, Acer palmatum, Lonicera fragrantissima, le cui foglie sono state severamente scottate dal sole, tanto da obbligare i proprietari ad interventi di potatura o cimatura. 

Queste stesse bruciature, caratterizzate da vere e proprie aree della pianta “sbiancate” o perlomeno ingiallite, hanno interessato anche Cactaceae ed Euphorbiaceae succulente, abituate a un’esposizione solare costante. L’effetto, che mi è stato presentato da una mia cliente collezionista di cactus, ricorda un’ustione. Alcune delle sue piante, con il ritorno a temperature più fresche nel mese di agosto, sono ritornate lentamente a un colore simile a quello originario ma in certi casi il segno è rimasto, come una cicatrice, a testimonianza di un evento estremo al quale nemmeno piante così specializzate hanno saputo adattarsi.

Come possiamo proteggere le nostre piante da eventi climatici fuori dalla norma?

A questa domanda non è facile rispondere.

Parliamo ancora dell’eccessivo calore prolungato e della forte insolazione non abituale dell’estate 2022 in Piemonte (si parla di temperature di 30° già alle 8.00 del mattino e di 37°/38° nelle ore centrali e pomeridiane per periodi di settimane). Personalmente sono intervenuto seguendo queste accortezze:

  • Spostare le piante all’ombra. Io ho la fortuna di avere un terrazzo coperto, dove la proiezione del terrazzo del piano di sopra crea un’ombra ampia durante le ore centrali estive: in cui il sole è più alto nel cielo. Questo mi ha permesso di spostare le piante nella zona più interna del terrazzo facendole vivere all’ombra luminosa. Certo, questa non è una soluzione del tutto corretta perchè molte piante che ospito sono adatte al pieno sole e hanno bisogno, per il loro corretto sviluppo, di un certo numero di ore di esposizione diretta ai raggi solari. Ma se quest’estate non avessi fatto così credo che avrei perso molte piante o avrei dovuto curare molte ustioni.
  • Aumentare l’apporto idrico. Non ho mai viziato le mie piante e le ho sempre abituate a irrigazioni giuste per le loro esigenze, senza mai esagerare (non mi piace sprecare l’acqua). Inoltre io utilizzo un sistema di irrigazione a goccia puntuale e lo suggerisco sempre anche ai miei clienti, per aiutare a non sprecare l’acqua e innaffiare esattamente dove serve.  Nonostante questa buona abitudine ci sono state giornate in cui sono dovuto intervenire con qualche innaffiatura di soccorso. Inoltre, io sono stato sempre presente e ho monitorato le piante tutti i giorni. I miei clienti che si sono assentati per qualche tempo per le vacanze hanno invece trovato brutte sorprese al loro rientro: le abituali quantità d’acqua erogate dal sistema di irrigazione, in certi casi di terrazzi esposti al sole, non sono state del tutto sufficienti. Vi lascio immaginare come hanno trovato le loro piante coloro che le hanno lasciate per qualche tempo senza cure.
  • I materiali contano. Ci sono alcune accortezze che io ho rivolto alle mie piante in vaso sin dall’inizio. Sono tutte ospitate in grandi vasi di cotto che, è vero, pesa parecchio ma possiede la buona qualità di raccogliere l’umidità del terriccio e rilasciarla lentamente, facendo respirare meglio le radici, evitando formazioni di muffe. La differenza con i vasi in plastica sta nel fatto che questi ultimi, se esposti al sole, aumentano sensibilmente di temperatura e fanno evaporare l’acqua in breve tempo. Non dico che i materiali plastici non vadano bene ma su di un terrazzo esposto a sud/ovest suggerirei perlomeno vasi in resina a doppio strato per limitare il surriscaldamento del terriccio. Comunque devo dire che il cotto è sempre il materiale più sano per la salute delle piante.
  • La pacciamatura. Usare una copertura del suolo in corteccia, ghiaia, lapillo o altro materiale è sempre una buona abitudine perché garantisce una protezione del suolo dall’esposizione solare diretta, quindi minor erosione e disidratazione del substrato e maggior mantenimento dell’umidità. Buone abitudini soprattutto in casi di caldo estremo come quello dell’estate 2022.

Il problema non si ferma al gran caldo.

Il problema dell’effetto dei cambiamenti climatici sulle nostre amate piante non si ferma al gran caldo.

Dopo la siccità prolungata e il caldo estivo record, proprio in questi giorni di metà settembre le temperature sono precipitate e ha iniziato a far freddo prima del tempo. Molte piante, già provate dalle condizioni estive, hanno così nuovamente dovuto interrompere l’antesi (fioritura) o abbozzare un riposo vegetativo in anticipo di due mesi. 

Questa complessa variazione climatica ci costringe a porre ancor maggior attenzione nei confronti delle nostre piante: dal momento della scelta (cercando specie meno sensibili agli sbalzi termici o agli stress idrici) fino alle cure specifiche che rivolgiamo loro. Insomma, ci costringe a conoscere meglio il mondo vegetale e magari anche a rivalutare alcuni nostri comportamenti abituali che contribuiscono ai cambiamenti climatici in atto.

Se le vostre piante hanno patito e avete bisogno di aiuto potete prenotare una consulenza online oppure, se siete nelle vicinanze di Torino posso venire direttamente a casa vostra per lavorare insieme dal vivo.

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